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Gender Gap: la disparità tra donne e uomini nelle materie STEM

L’11 febbraio è stato scelto dalle Nazioni Unite per le celebrare la Giornata internazionale delle donne nel campo della scienza. Nonostante la disparità di genere sia stata superata se guardiamo l’educazione di primo e secondo livello, purtroppo permane ancora nella scelta i percorsi formativi di materie STEM, ovvero di natura scientifica, tecnologica, di ingegneria e matematica.

Un problema mondiale

Il mondo, lo sappiamo, sta andando sempre più in questa direzione. Tecnologia e scienza non sono più appannaggio di pochi: fanno parte della nostra vita di tutti i giorni ed oggi è ancora più facile iniziare a seguire un corso di studi in questi ambiti. Come riportato però da World Bang Blogs, meno di 4 laureati su 10 nelle materie STEM sono donne, comprovando un vero e proprio gender gap per la popolazione femminile.

E in Italia?

Da noi la situazione non migliora. Come rilevato da AlmaLaurea, anche se in Italia le donne sono il 58% degli iscritti complessivi all’università, solo il 18% delle ragazze sceglie corsi STEM. In questo siamo in linea con la media europea e mondiale. Le poche donne che scelgono di investire in corsi STEM purtroppo ritrovano esempi di disparità di genere una volta entrate nel mondo del lavoro, in cui percepiscono salari più bassi (300 euro mensili in meno).

Perché le donne non scelgono i corsi STEM?

Il problema può essere visto su due fronti: uno di partenza e un altro di arrivo. Partiamo da quest’ultimo: come donne e trascendendo dall’ispirazione personale, dove trovereste la motivazione sapendo delle difficoltà di trovare lavoro e nella disparità accentuata sul salario rispetto agli uomini? Sul punto di partenza il discorso è ancora più ampio: ci sono una moltitudine di fattori che spingono le donne a non iscriversi a corsi STEM: dalla pressione sociale, che vede le donne ancora edite a lavori domestici o a bassa specializzazione e raramente con ruoli manageriali; pregiudizi e stereotipi che portano le donne a sentirsi inferiori agli uomini per determinate materie; una percezione sociale distorta data dalla mancanza di figure chiave e modelli femminili.

Perché siamo partiti dal punto di arrivo? Perché è da lì che si dovrebbe partire per risanare il gender gap, offrendo alle donne lo stesso salario degli uomini e la stessa possibilità di trovare lavoro dopo una laurea in corsi STEM. Da qui potremo avere figure femminili che potrebbero mostrare all’attuale e alla futura generazione di donne che è possibile anche per loro raggiungere il successo in settori tipicamente maschili, fuoriuscendo così da quegli stereotipi che vedono la donna in ruoli di contorno o, anche se di spicco, pagate meno degli uomini.

Purtroppo la strada da fare sembra ancora lunga. Il divario retributivo tra uomo e donna, in Europa, si attesta intorno al 16%. E le donne ricercatrici nel mondo rappresentano solamente il 30% del totale, una percentuale che sale se guardiamo il solo ambito tecnologico, in cui sono il 16%.

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