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Lettere e filosofia si adeguano ai tempi: più scienza e, quindi, più lavoro

Dal rapporto AlmaLaurea emerge un dato molto particolare che riguarda la crescita delle digital humanitiescon un 5% di crediti scientifici nel piano di studi l’occupazione a 5 anni dei laureati sale dall’81,9 all’ 86%.

Questo, oltre a fornire uno spunto molto interessante per le prossime matricole, è l’esempio perfetto di come i sapere non devono rimanere distanti. Lo spiega benissimo a il Sole 24 Ore Marina Timoteo, ordinario di diritto comparato all’università di Bologna e direttore di AlmaLaurea dal 2015.

«Il bisogno di superare divari, che si esprime a livello sociale, territoriale e di genere, si manifesta sempre più anche nei confronti delle separazioni che mantengono distanti i saperi». A tal proposito, porta l’esempio della sostenibilità: «Studi recenti sulle green skills riconoscono che queste abilità sono espressione di un sapere multidisciplinare legato alle specifiche caratteristiche delle tecnologie verdi e dei processi di green innovation, che sono appunto l’esito di processi di combinazione delle conoscenze».

Un po’ di numeri possono aiutare a comprendere la portata di questo fenomeno: nell’anno accademico 2018/19 su 660 corsi di area umanistica 67 (il 10,2%) avevano almeno il 5% di crediti di informatica o ingegneria informatica: il doppio di 15 anni fa. Viceversa, su 1.901 lauree scientifiche, solo 110 (ovvero il 5,8%) presentavano la stessa quota di crediti umanistici (lettere, arte, filosofia, storia, pedagogia). Ma se dal computo escludiamo architettura e scienze motorie (nonché la singola classe di diagnostica per la conservazione dei beni culturali) la platea si assottiglia a 14 corsi di studio con almeno il 5% di crediti umanistici (0,7%).

Tutto ciò, come detto, si riflette sul livello di occupabilità: il tasso di occupazione dei laureati biennali umanistici del 2014, a 5 anni, è dell’86% rispetto al 81,9% dei corsi tradizionali; per trovare lavoro impiegano 6,7 mesi anziché 8 dall’inizio della ricerca; percepiscono una retribuzione superiore (1.382 euro di media contro 1.298) e, infine, riescono a strappare un contratto a tempo indeterminato nel 52,7% dei casi (e non nel 42% solito).

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