Orizzonte Università

  /  news   /  L’università ai tempi del Covid: come la pandemia ha rovesciato le previsioni e rivalutato le telematiche

L’università ai tempi del Covid: come la pandemia ha rovesciato le previsioni e rivalutato le telematiche

Alla fine del lockdown che ci ha immobilizzati, ci siamo chiesti in tanti quali sarebbero stati gli effetti di una chiusura totale e di una pandemia globale sul nostro paese. Per quanto riguarda le università, sembrava certa una diminuzione dei numeri degli immatricolati, per motivi che non si faticano ad immaginare: meno possibilità economica per le famiglie di sostenere le spese universitarie, l’incertezza in un futuro più incerto del solito, le peculiarità che l’istruzione avrebbe dovuto da lì o poco affrontare. Eppure, strano ma vero, non è stato così.

Cosa ha favorito l’aumento delle immatricolazioni?

In primo luogo, non sono mancate le misure a favore del diritto allo studio da parte del governo. Il decreto Rilancio ha stanziato 1,4 miliardi di euro, attui principalmente ad estendere l’area di esenzione totale dal pagamento delle tasse universitarie (da 13.000 a 20.000 euro in reddito Isee) e ad incrementare il Fis (Fondo Integrativo Statale) che finanzia le borse di studio. Non mancano le misure attuate dalle singole regioni. Come la Puglia, che coprirà le tasse di iscrizione alle università della regione per tutti gli studenti pugliesi fuorisede che intendono rientrare. L’università di Palermo ha deciso di esentare quasi il 70% dei propri iscritti dal pagamento delle tasse e la Campania ha finanziato borse di studio e stanziato un bonus di 250 euro per far fronte alle spese universitarie.  Queste misure riguarderanno però l’attuale anno accademico e quindi la loro efficacia si specchia, al momento, solo nel medio periodo. 

Il rovescio della medaglia 

Oltre alle misure attuate, sono state proprio le criticità che si sono andate a formare a causa della pandemia a ­lasciare invariato il numero degli immatricolati e, in certi casi, ad incrementarlo. È il caso del sud, che ha visto le sue iscrizioni in aumento fra il 5 e il 10%. Proprio Palermo ha 3.200 iscrizioni al fronte delle 2.900 del 2019. In linea con lo scorso anno invece Bari e un boom di domande di iscrizione a Catania, ben 12.287. Le nuove matricole hanno preferito gli atenei delle proprie regioni, in un momento storico in cui viaggiare e spostarsi è diventato meno sicuro e i costi degli affitti, a quanto pare, sono diventati più difficoltosi di quanto già non fossero nelle città universitarie. Questi dati riaccendono i riflettori su quel 25,6% di studenti meridionali che, nel 2018, decidevano di iscriversi a un ateneo del nord (al fronte dell’1,9% degli studenti settentrionali che facevano la scelta inversa).

Verrebbe da pensare che le università del nord stiano attraversando un deficit, ma non è questo il caso. I dati restano stabili e con incrementi anche sostanziali, come le domande per il test di Medicina alla Bicocca che sono al 40% in più rispetto all’anno scorso, e a Pavia sono arrivate circa 1.600 domande di ammissione ai collegi universitari a fronte dei 500 posti disponibili. A dare un sostanziale incremento sono anche gli studenti internazionali che hanno scelto, fra le altre, il Politecnico di Milano (+10%), Medicina in inglese dell’Alma Mater di Bologna (1.416 immatricolati contro 1.282). 

La rivincita delle telematiche

Sebbene le iscrizioni alle università tradizionali non siano calate, già nel mese di maggio le università telematiche avevano registrato il 15% in più degli studenti iscritti. L’impossibilità di seguire lezioni in presenza e le incertezze di quei mesi hanno spinto molti studenti ad iscriversi verso una delle undici università telematiche presenti in Italia. C’è da dire che dal 2003 il dato è in crescita da sempre, ma in questo particolare frangente sono riuscite a dare risalto a quelle peculiarità che le ha fatte preferire, già nel 2019, da 110.000 studenti: pratiche nelle modalità di iscrizione e di fruizione, supporto online e centralini sempre operativi. Servizi tra l’altro curati e maggiorati con l’avvento della pandemia.  Proprio durante il lockdown hanno dimostrato quanto la tecnologia messa a disposizione fosse già pronta e giusta per ovviare alle limitazione imposte. Anche ora che le università tradizionali si sono dotate anch’esse di sistemi per garantire, quanto meno, una didattica ibrida, molti continuano a preferire la didattica a distanza che trova in queste particolari realtà terreno già fertile. 

You don't have permission to register