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DaD o in presenza? Il dibattito continua. Parola al rettore dell’Universitas Mercatorum

In un articolo scritto per l’Eurispes, Giovanni Cannata, rettore dell’Università Telematica Mercatorum ha detto la sua sul periodo difficile che stiamo ancora superando e il ruolo presente e futuro delle università. 

Nel pezzo dal titolo Coronavirus e Università a distanza il rettore si sofferma su diversi focus che spaziano dal dramma economico all’emergenza sanitaria, facendo poi il punto sul mondo universitario e sulle sue mission.

Abbiamo evidenziato i punti salienti. Per Cannata è necessario un ridisegno della società e la didattica a distanza può fare la sua parte in merito. A tal proposito:

«La formazione a distanza deve essere uno degli strumenti utili per recuperare lo squilibrio tra domanda e offerta di competenze a vantaggio innanzitutto dei giovani (sempre chiamati in causa), ma anche per gli arricchimenti culturali e professionali di coloro che già operano nel mondo del lavoro e nella società».

Per fare ciò, però, in un paese dove «i ritardi nelle reti impediscono a cittadini, imprese e istituzioni di utilizzare tutte le opportunità offerte online», c’è bisogno di una svolta. E cioè, per Cannata:

«Si tratta di migliorare le condizioni di accesso di tutti (cittadini, imprese, istituzioni) ai vantaggi della società digitale, ma la via è intrapresa. Occorre solo creare le condizioni giuste ed eque per uno sviluppo delle reti e dei servizi innovativi indotti dalle stesse per consentire la crescita dell’economia e della società dell’informazione. Pensiamo a fenomeni e attività che mai avremmo immaginato, quali la sanità online (e-health), lo sviluppo delle città intelligenti, la produzione basata sui dati (internet delle cose). In questo scenario si deve inserire la frontiera dell’educazione a distanza».

Viviamo comunque in un paese dove divari e disuguaglianze si fanno sentire, ma per il rettore della Mercatorum proprio «l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) impiegate in particolare nel campo dell’educazione terziaria attraverso l’e-learning può costituire un fattore utile per il superamento di tali disuguaglianze».

Dopodiché, un’analisi interessante di ciò che vuol dire e-learning: 

«Senza nulla togliere alla funzione maieutica del docente, l’approccio e-learning in un processo di ampliamento della formazione di massa consente di fruire di migliori condizioni di connettività, di flessibilità e di interazione nel processo docente-discente. È un percorso che, partendo dalla distance education perviene a processi più compiuti dell’online education alla quale, con notevole ritardo, paiono affacciarsi ora anche Università “tradizionali” del nostro Paese. Lo studente accede al nuovo processo di apprendimento senza alcun condizionamento derivante dalla localizzazione dell’istituzione formativa, tenendo piuttosto conto delle ampie scelte di percorsi di apprendimento, della flessibilità dei processi stessi in accordo alla gestione del tempo disponibile per lo studio, della facilità di accesso, di una potenziale assistenza e tutorato durante tutto il corso di studi. L’imperioso sviluppo della società della conoscenza sospinge e sospingerà sempre più i modelli di e-learning, facendone un fattore chiave per lo sviluppo concorrenziale dei paesi sotto il profilo economico, sociale e culturale. Un’opportunità che adeguatamente governata coniuga accesso di massa a un’istruzione terziaria, consentita più democraticamente e con costi più bassi, con la qualità dell’insegnamento erogato».

Sintetizzando il pensiero del rettore, è importante nel mondo universitario non lasciarsi sfuggire quest’opportunità di miglioramento perché ciò «significa avere propensione e attenzione al cambiamento, e non guardare il mondo con occhi del passato e atteggiamenti conservatori».

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