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Equini

Un grande progetto universitario ricostruisce le origini degli equini

Zebre, cavalli e asini. Qual è la loro origine? Com’erano fatti nella loro forma primordiale? Tenta di rispondere a questa domanda un grande progetto universitario, coordinato da Omar Cirilli, Lorenzo Rook e Luca Pandolfi. Questi, ricercatori dell’Università di Firenze, hanno potuto contare sulla collaborazione dell’Università di Pisa, Howard University e Smithsonian Natural History Museum di Washington DC. I risultati della ricerca sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Scientific Reports. 

Si parte da lontano

Per gli equini si tratta della più estesa analisi filogenetica mai realizzata. Si è tentato di dimostrare, tramite la comparazione di numerosi fossili provenienti da ogni angolo del globo, un nuovo tassello che portasse all’origine primordiale della specie equina. Ecco quindi comparire l’equis simplicidens, vissuto in Nord America 4 milioni di anni fa. Questi sarebbe dunque l’antenato diretto di cavalli, asini e zebre. 

“La linea evolutiva che ha portato all’origine delle zebre e degli asini moderni è quindi identificabile in Equus simplicidens – Equus stenonis – Equus koobiforensis, attraverso una progressiva evoluzione di alcune caratteristiche del cranio che possono essere interpretate come risposta ecologica ai cambiamenti ambientali, cui queste specie si sono dovute adattare con una dieta erbivora molto specializzata, tipica di ambienti molto aridi”. A spiegarlo è stato Omar Cirilli, primo firmatario dello studio, tramite una nota stampa diffusa dalla stessa Università di Firenze.

“Le analisi filogenetiche permettono di individuare i rapporti evolutivi tra le specie attuali e le specie fossili – spiega Lorenzo Rook, ordinario di Paleontologia e Paleoecologia Unifi-. Recentemente, sono state sviluppate nuove metodologie genetiche che consentono di studiare i rapporti filogenetici fra le specie analizzando fossili vecchi anche di due milioni di anni. Purtroppo, queste metodologie non sono ancora disponibili per lo studio di fossili più antichi. E le tradizionali analisi di comparazione morfologica rappresentano il miglior strumento per indagare le diverse linee evolutive”.

Un notevole punto di svolta, quindi, per quanto riguarda le alternative allo studio di fossili così antichi, che hanno ancora tanto da dirci sul passato del nostro pianeta e delle specie che lo abitano. 

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