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Messa: “Università più consapevoli sui lavori di domani”

Proprio oggi sono stati emanati i dati dell’ultimo Rapporto AlmaLaurea 2021. Nell’anno della pandemia sembra che ci si laurei prima, ma purtroppo 1 neolaureato su 3 resta ancora senza lavoro. A commentare i dati del rapporto la Ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa: “le criticità che mette in evidenza il Rapporto AlmaLaurea 2021 da un po’ di tempo sono costanti”.

La partecipazione della Ministra Messa

Le parole della Ministra si sono potute ascoltare durante l’evento di presentazione del XXIII Rapporto Almalaurea ospitato oggi nell’Aula Magna dell’Università degli studi di Bergamo. 

Mi attendo che con gli esiti della pandemia questi siano da monitorare in maniera ancora più stretta per capire dove sta andando il mondo del lavoro. Il cambiamento nel mondo del lavoro potrebbe essere uno dei più rapidi. Quali nuovi lavori e, in base a questi, quali sono gli orientamenti che le università possono prendere? Le università devono mantenere la loro caratteristica di trasmettere scienza, conoscenza e competenza in maniera allargata, non indirizzata alla professione specifica. Devono mantenere la capacità di fare ricerca e trasferire alle nuove generazioni conoscenza che deriva dalla ricerca e competenza che permette ai laureati di saper competere sul mercato”.

La Ministra si è anche espressa su quali ‘nuovi lavori’ le Università dovrebbero puntare per i futuri laureati: “l’università deve essere consapevole di quali sono i nuovi lavori. Consapevole che le digital skills sono una realtà. Consapevole che l’attenzione alla transizione ecologica è una realtà e che i finanziamenti che vengono messi in atto oggi con PMRR consentiranno alle tematiche della transizione ecologica e digitale di concentrare una grande attenzione – ha aggiunto quindi la Ministra Messa.

Dobbiamo continuare a monitorare il numero di laureati che noi vorremmo aumentare, anche in base alle esigenze della società. Facilitando l’accesso attraverso residenze, borse di studio e offerta formativa variegata. Nel momento in cui cerchiamo di aumentare laureati e dottorati dobbiamo agire affinché il mondo del lavoro li valorizzi per quello che sono. Deve esserci una presa di coscienza da parte dell’industria. Del mondo del lavoro in generale che un laureato e, ancora di più, un dottorato possono essere motori di innovazione, grazie ai percorsi che hanno potuto intraprendere. I salari sono ancora troppo bassi”.

La questione cervelli in fuga

In conclusione, la Ministra ha evidenziato il problema della fuga di cervelli che da tempo attanaglia il nostro paese: “ci deve essere grande consapevolezza che nel cercare di ridare al peso della conoscenza e competenza il valore che ha nella società in generale, dobbiamo anche stimolare la società a rendere questo riconoscibile e valorizzato. Questo è un meccanismo che potrebbe permettere di rendere l’Italia ancora più attrattiva per i giovani. Non dobbiamo assolutamente evitare che i nostri giovani lascino permanentemente il nostro Paese perché non hanno opportunità. Si lascia il proprio Paese per un aspetto positivo, mai negativo”.

Fonte: Agenzia DiRE

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