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Ministra Messa

Ministra Messa, in revisione le lauree triennali

Tra le questioni più imminenti che la neo ministra Cristina Messa c’è sicuramente il ritorno alla normalità degli atenei, purtroppo rallentata dalla recente impennata dei contagi che ha costretto molte università a posticipare l’apertura al 50% o a tornare totalmente alla Dad per chi aveva già iniziato. Ma nel lungo periodo, la ministra dell’Università e della Ricerca sta anche valutando come gestire i fondi del Recovery Plan.

Aumento dei laureati

Tra le priorità della ministra Messa troviamo l’aumento del numero di laureati, con un’aspettativa del 35% (rispetto ai 27,6% attuale) per avvicinarci alla media europea. Per fare ciò, la ministra Messa prevede investimenti su nuovi percorsi universitari più adeguati ed orientati al futuro, come le lauree interdisciplinari (per un mondo in cui la versatilità delle competenze si fa sempre più insistente). Oltre agli ITS (Istituti Tecnici Superiori), la ministra immagina lauree innovative collegate al mondo produttivo, che possano spaziare tra l’ingegneria e il turismo. Percorsi accademici veri e propri, quindi, di laurea triennale e orientati alla ricerca. In quest’ottica ci sarebbe una revisione sull’attuale ruolo delle lauree triennali, oggi troppo legate alle laure magistrali che sono viste come un “completamento” più che un vero e proprio surplus.

Più immatricolazioni

Per aumentare i laureati si tenterà di investire su un aumento delle immatricolazioni, ancora una volta utilizzando i fondi del Recovery Plan. Potrebbero essere usati, secondo la ministra, per la creazione di nuovi campus e aumentare le borse di studio. Per migliorare l’offerta didattica è previsto un aumento del corpo docente (il cui rapporto professori/studenti è oggi uno per 35, mentre nel Regno Unito è uno a dodici). E ancora, investimenti sulle lauree Stem (tecnologia, ingegneria, matematica) e sull’orientamento nelle scuole superiori. Si punta a inficiare il problema culturale che vede molti diplomati non iscriversi all’università.

Previsti più investimenti nella ricerca, per risollevarci dal 27esimo posto tra i paesi dell’Unione. In tal senso sono previste infrastrutture e laboratori, per una certezza di carriera per gli attuali e i futuri ricercatori, favorendo anche l’interscambio tra enti di ricerca e privati. Nessuna novità per i posti ai corsi di medicina, che rimangono limitati. Si penserà prima a risolvere il problema delle specializzazioni.

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