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Referto Corte dei Conti tra fuga di cervelli, pochi fondi e problemi nella ricerca

Una situazione tutt’altro che rosea per i laureati in Italia. Secondo l’ultimo Referto sul sistema universitario 2021, dal 2013 c’è stato un +41,8% di laureati che hanno deciso di lasciare il Paese per cercare possibilità d’impiego all’estero. I motivi di tale scelta sono sotto gli occhi di tutti: salari equiparati, o inferiori, a chi non possiede un titolo universitario; nessuna reale possibilità di impiego maggiore; accentuata difficoltà d’ingresso nel mondo del lavoro. Un quadro poco incoraggiante, che deve però rappresentare il punto di partenza per manovre attente e rapide

Il Referto

Questo è stato approvato dalle Sezioni riunite della Corte dei Conti (delibera n. 8/SSRRCO/REF/21) ed indaga, in realtà, su una moltitudine di aspetti delle università italiane. Inglobando al suo interno 98 atenei del paese (tra statali, non statali, telematiche ecc…). Tra questi figura sostanzialmente due aspetti: 

  • I giovani provenienti da famiglie con redditi bassi non si iscrive all’università o l’abbandona dopo poco;
  • Criticità persistenti nella ricerca scientifica.

Per il primo punto, la Corte individua nella spesa universitaria ancora un ostacolo per molte famiglie, su cui gravano gran parte delle spese. Poche sono ancora le forme di esonero. Pochi anche i prestiti, non adeguatamente pubblicizzati.

Nel secondo punto, la Corte evidenzia come in Italia si spenda ancora troppo poco per la ricerca rispetto alla media europea. Essere ricercatori in Italia è poi eccessivamente complicato tra programmazione, finanziamento ed esecuzione delle ricerche. Preoccupa la notevole percentuale del lavoro precario nel settore della ricerca, causa della dispersione della professionalità nel settore. 

Non mancano però evidenze positive, come la collaborazione tra università e settore produttivo privato, che aumenta la propria spesa per la protezione della proprietà intellettuale (raddoppiata negli ultimi 4 anni).


Un cambiamento già in atto

Ciò che emerge dal referto non ci giunge nuovo, ma ad oggi sono all’attivo molte risorse e sforzi per cambiare le cose. Il Governo è perfettamente conscio della situazione difficile che stanno vivendo gli universitari e i ricercatori. Una situazione che la pandemia non ha fatto altro che esasperare, ma che ha anche puntato i riflettori su una realtà ormai insostenibile. Il Referto non è che la prova definitiva. Possiamo solo sperare, che con i mezzi messi in atto, la situazione possa rapidamente cambiare. 

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