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Ritorno con didattica mista? Si cerca ancora un punto d’incontro

La previsione di portare fino a febbraio 2021 la didattica mista sta dividendo accademici e studenti universitari. Se da una parte 850 docenti universitari hanno scritto un appello al ministro Gaetano Manfredi per chiedere lo stop della didattica online e il ritorno in aula, altri sollevano un problema di spazi.

Tutto parte dalla dichiarazione del ministro Manfredi che al Corriere della Sera ha spiegato che in aula si tornerà a tutti gli effetti a febbraio dell’anno prossimo, motivando così questa previsione: «Dall’autunno, in quella che chiamiamo fase tre che durerà fino al 31 gennaio, ci saranno formule di didattica mista con lezioni parzialmente in aula ma non per tutti. I fuorisede, chi ha difficoltà a raggiungere l’ateneo, gli stranieri potranno seguire le lezioni a distanza».

Queste parole hanno causato lo sdegno di diversi professori universitari che poi hanno raccolto le loro rimostranze in un appello. A tal proposito, riportiamo le parole citate su Il Fatto Quotidiano della docente universitaria a Padova, Costanza Mariotta: “Non comprendo perché a condizioni epidemiologiche non note ci debba essere una didattica mista. Quest’idea del ministro rischia di diventare strutturale e così non può essere. Se vi sarà la didattica mista i più privilegiati saranno quelli che abitano nelle città sedi degli atenei. Gli altri non pagheranno mai un affitto per venire all’università un paio di giorni a settimana. Possibile che si riaprano le discoteche, i bar, i barbieri e non gli atenei?”.

Interrogativi più che legittimi. Ma alcuni accademici non la pensano così. Emblematiche sono le parole del prof. Ferretti di Torino che riportiamo qui di seguito:  “L’appello dei miei colleghi è privo di una soluzione, di una proposta concreta. Sono ovviamente d’accordissimo sul fatto che la didattica a distanza non è assolutamente all’altezza di sostituire quella in presenza e che bisogna ritornare quanto prima alle consuete modalità di lezione… ma, proprio per questo, mi sono preso la briga di informarmi su quali siano le problematiche specifiche relative alla riapertura delle aule. Quello che ho scoperto è che effettivamente l’aula universitaria affollata è una delle situazioni più problematiche che si possano pensare perché costituisce un’occasione ideale per diffondere il contagio. Stiamo parlando di ambienti chiusi nei quali si ritrovano gomito a gomito anche 500 persone adulte con notevole attività sociale e provenienti da ogni dove, impacchettate per ore e ore di fila e per giorni e giorni di fila”.

Al professor Ferretti proprio non è andato giù questo appello, soprattutto nei toni utilizzati. Secondo lui la riapertura è impossibile e addirittura sul paragone avanzato tra riapertura dell’università e riapertura di bar, ristoranti, stadi e spiagge, il docente torinese si esprime così: “Un sillogismo completamente fallace, che mi pare francamente indegno di docenti universitari”.

In ultimo, parola anche agli studenti. Il coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, Enrico Gulluni, dichiara: “Noi vorremmo tornare in aula ma servono garanzie. Ci aspetteremmo dal ministero un ragionamento approfondito come quello che si è fatto per le attività economiche. Ad oggi gli atenei non hanno gli spazi per garantire il distanziamento, ma si potrebbero studiare altre soluzioni con l’Anci per usare dei luoghi comunali”.

La diatriba resterà viva ancora per parecchio e siamo certi che nuovi sviluppi si avranno nei prossimi mesi. Si resta in attesa di una soluzione definitiva che, speriamo, possa mettere d’accordo tutti.

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