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Quando le Università torneranno alla normalità? La precisazione della Ministra Messa

Il ritorno delle attività in presenza di molti atenei è al momento guidato dalla prudenza. Si continua a tenere sotto controllo l’avanzamento dei contagi e si adottano le misure già sperimentate ad ottobre, tra prenotazioni dei posti in aula e modalità mista. C’è chi si chiede quando ancora durerà questa situazione, e a tal proposito risponde direttamente la Ministra dell’Università e della Ricerca Cristina Messa.

Le parole della Ministra

In un intervento su Radio Capital, e più precisamente nel contenitore “The Breakfast Club”, la Ministra ha commentato così la situazione attuale.

“Molte Università hanno già ricominciato con le lezioni in presenza, ma le aule sono ancora mezze vuote per mantenere il metro di distanza.”

Il governo è quindi pienamente consapevole che siamo ancora ben lontani da un reale ritorno alle normali attività. Ma quando potremmo lasciare da parte prenotazioni e distanziamenti?

“Finché non abbiamo il 60 o 70% delle persone vaccinate queste misure di sicurezza vanno mantenute, ciò vuol dire che può essere occupata una sedia su 4”

Come riporta IlSole24Ore con il suo grafico costantemente aggiornato sull’avanzamento delle vaccinazioni, ad oggi abbiamo il 29,02% della popolazione vaccinata con la prima dose e il 13,05% vaccinata con entrambe le dosi o con unica somministrazione. Se la campagna vaccinale dovesse continuare a questi ritmi, un ritorno alla normalità non si avrà prima del secondo semestre del prossimo anno accademico (2021/2022). 

Il futuro dell’Università

La Ministra non ha mancato di ribadire i piani e gli investimenti che saranno messi in atto durante il suo mandato. 

“Gli investimenti del Recovery Fund verranno utilizzati per garantire a tutti l’accesso all’Università. Con nuove borse di studio e soprattutto ci saranno nuovi fondi per la ricerca. I corsi universitari dovranno essere più innovativi, i nostri ragazzi hanno grande successo all’estero ma dobbiamo guardare alle nuove sfide: transizione ecologica e transizione digitale richiedono nuove competenze rispetto a quelle del passato”.

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